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Gennaio 2012

L'editoriale

L’elenco 
 

LA SINDROME DELLO STRUZZO  

Sembra proprio che ci siamo. Tra qualche mese, almeno così ci hanno detto, dovrebbero partire i lavori per la realizzazione del nuovo Polo Commerciale carmagnolese. Una zona che potrebbe rinnovare il volto della città e in particolare le abitudini dei suoi cittadini. Un passaggio epocale per la città? Forse è esagerato dire epocale, ma sicuramente è un inizio che porterà molti cambiamenti all'interno del tessuto sociale e cittadino. A mio avviso segnerà la definitiva consacrazione di Carmagnola a "città" dimenticando così l’immagine di "paese" che continua a persistere. Siamo forse una delle ultime realtà piemontesi ad avere una popolazione che ormai supera le trentamila unità (e sembra che grazie agli immigrati sempre più presenti in città li supereremo di molto) senza che sul suo territorio siano stati previsti insediamenti commerciali, produttivi e ricreativi di massa, tali da dare risposte concrete alla necessità, ormai palese, di questi centri. Basta vedere città vicine a Carmagnola sia del cuneese (Savigliano, Bra, Alba, Fossano) che del torinese (Pinerolo, Moncalieri, Chieri) che, anche con popolazione di molto inferiore a Carmagnola (per esempio Savigliano) ha messo in atto nei decenni precedenti progetti che hanno dato una risposta concreta e lungimirante a questa necessità che ormai la società richiede. Certo, su questo punto si apre il dibattito ideologico (nel senso delle idee) in cui ognuno, secondo la sua sensibilità personale, trova aspetti più negativi o più positivi in questo "moderno che avanza": un segno inequivocabile che la globalizzazione ormai non è più solo nei servizi televisivi e nelle parole di qualche esperto della comunicazione; una chiara volontà di affossare quelli che sono i piccoli commercianti e il commercio della bottega che per secoli ha sostenuto l'economia della città. Ci sarà chi vedrà nei panini del Mc Donald's un chiaro esempio di "alimentazione spazzatura" e nelle multisale cinematografiche dei grandi gruppi industriali italiani e stranieri la volontà di condizionare anche il tempo libero dei cittadini, facendo per loro una pre-selezione dei film da vedere. Una visione della realtà che però si scontra con i fatti. Parliamo di tempo libero. Penso alle serate passate facendo la spola tra Carmagnola e Moncalieri, per poter dare alle mie figlie adolescenti una serata insieme alle loro amiche. Un'esperienza che molti carmagnolesi conoscono in quanto comune a molti di noi. Dove portare a divertire i nostri ragazzi adolescenti, quelli che ancora non hanno la patente, il sabato sera? Una "vasca in Carmagnola" manco a parlarne in quanto i bar sono chiusi e quindi neanche un gelato riescono a prendere e poi, non sempre si fanno dei begli incontri. Per andare al Circolo Margot sono ancora piccoli. Quindi, cosa fare? Ecco come molti Carmagnolesi si organizzano. Partenza ore 19 per il centro commerciale 45° parallelo di Moncalieri, con una o più macchina piene di ragazzi festanti. Panino e patatine al Mc Donald's, giro nel centro commerciale e alle 21 cinema, magari decidendo insieme ai genitori il titolo. Intanto i genitori, dopo aver portato i ragazzi a Moncalieri tornano indietro in quanto i ragazzi vogliono star soli e cosa ci facciamo noi lì….? Poi alle 23 si riprende la macchina si torna al centro commerciale, si recuperano i ragazzi (a volte dopo una sosta di almeno mezz'ora in quanto il film è durato più del previsto o perché dopo il film ci sta anche un bel gelato) e si ritorna a Carmagnola, facendo il giro a riportare a casa tutti i marmocchi. Potete stare certi, non è fantascienza o esagerazione. Se avete voglia di andare un sabato sera dalle 23 a mezzanotte nel parcheggio di questo centro commerciale vedrete moltissime macchine in doppia fila in attesa dei giovani carmagnolesi al termine della loro serata con gli amici. Parliamo anche di acquisti. Sarebbe interessante vedere quanti televisori vengono acquistati nei negozi cittadini e quelli che i carmagnolesi comprano da Mediaworld o Unieuro, o quante scarpe vengono vendute in città o da Atlante o Scarpe e Scarpe, oppure quanti paia di sci vengono acquistati nei negozi della nostra città e quelli che vengono presi da Decathlon. Sarebbe bello per cercare di capire e far emergere come oggi non si salva un'economia cittadina pensando che senza grandi centri commerciali o grandi catene di distribuzione, i piccoli negozi vengono salvati, in quanto i clienti hanno mobilità (la possibilità e la capacità di muoversi per fare acquisti). Parliamo di posti di lavoro. Ormai abbiamo capito che i grandi gruppi industriali non investiranno più nei nostri paesi, anzi, dobbiamo prepararci a vedere, prima o poi, chiudere anche gli ultimi grandi insediamenti produttivi industriali che hanno così tanto cambiato nel passato la nostra città. Pensate che quando la FIAT ha costruito la fonderia ghisa, nel giro di due anni la popolazione è passata da 14.000 abitanti a 21.000 con tutte le conseguenze che ben ricordiamo. Se questo è vero, forse lo sviluppo commerciale e artigianale è uno dei pochi canali capace di portare nuovi posti di lavoro nella città in cui si insedia, specie quando è incentivato dall'amministrazione a farlo. Non so se tutto questo è un bene o un male. Non so se è bene o male il fatto che molti dei nostri giovani laureati saranno costretti ad emigrare in altre città o nazioni per poter sviluppare il bagaglio tecnico e culturale che hanno maturato nelle nostre scuole e potersi garantire così un lavoro per il futuro. So che nascondere la testa sotto la sabbia cercando di non affrontare questi problemi, queste sfide, cercando di posticipare "la resa dei conti" con la globalizzazione che avanza, non serve a nulla. O meglio: serve a far sì che una città come Carmagnola non abbia un piano preciso, strategico, definito per il suo futuro e per il futuro dei suoi giovani. Serve solo a far morire la città di morte naturale. Forse uno sforzo in più, un minimo di programmazione e di "voglia di fare", di "mettersi in gioco" potrebbe dare un futuro diverso alla città. Spero che la “Sindrome dello struzzo” che dagli anni 70 ha colpito molte personalità politiche cittadine, prima o poi scompaia, e che finalmente Carmagnola possa diventare una città.

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'Una prima pagina bianca, per testimoniare ai lettori e al Paese che ieri è intervenuta per legge una violenza nel circuito democratico attraverso il quale i giornali informano e i cittadini si rendono consapevoli, dunque giudicano e controllano. Una violenza consumata dal governo, che con il voto di fiducia per evitare sorprese ha approvato al Senato la legge sulle intercettazioni telefoniche, che è in realtà una legge sulla libertà: la libertà di cercare le prove dei reati secondo le procedure di tutti i Paesi civili - nel dovere dello Stato di garantire la legalità e di rendere giustizia - e la libertà dei cittadini di accedere alle informazioni necessarie per conoscere e per sapere, dunque per giudicare' così il direttore di Repubblica Ezio Mauro nel suo editoriale dell'11 giugno scorso. Noi della redazione del Corriere di Carmagnola siamo solidali con tutti i nostri colleghi giornalisti che in queste settimane hanno protestato per una Legge che, sotto le mentite spoglie di tutelare la privacy della gente comune, impedirà alle forze di polizia e ai mezzi di comunicazione di poter investigare sul malaffare italiano e in contemporanea impedirà a noi cittadini di sapere e di conoscere quello che sta succedendo nel nostro paese. O meglio. Impedirà di conoscere le vicende illecite che avvengono nel nostro paese, lasciando su tv e giornali le sole notizie di 'costume'. Già nell'editoriale dello scorso mese avevo evidenziato come 'il sapere, il conoscere…Il capire' spaventa più delle condanne dei tribunali perché, in fondo, chi ha le possibilità di pagare avvocati per affrontare tutti i gradi di giudizio del nostro ordine giudiziario, non è terrorizzato da quanto dovrà sborsare per ripagare un maltolto, ma quanto la sua popolarità può essere intaccata se i fatti di cui si è macchiato vengono a galla. Certamente occorre mettere 'ordine' in materia di intercettazioni e servono regole che vincolino i giornalisti a dare notizie certe e sicure per poter preservare la privacy delle persone di cui parlano, ma non è certo giustificata la demagogia con cui il nostro governo giustifica il ricorso a questa legge. Una legge che non solo sta mettendo in imbarazzo la maggior parte degli stessi parlamentari del centro destra, ma che ha costretto la Lega e il Presidente della Camera Fini ad ammettere che 'occorre migliorare il testo'. Da tutti gli ambienti giudiziari, non solo italiani, la condanna contro questa legge è unanime. Come sanno bene l'Fbi americano e il Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti, le intercettazioni sono fondamentali per combattere corruzione, mafia, e malavita organizzata. Invece di opporsi al crimine, la maggioranza governativa ha preferito approvare una legge per ostacolare le Forze dell'ordine e la giustizia. La paura che vengano scoperti altri ministri con le mani nel sacco ha spinto a correre puntando la pistola alla tempia dei parlamentari con il voto di fiducia, per arrivare al colpo di spugna anche sulle inchieste in corso e cancellare ogni colpevolezza. Questa legge sembra in ogni caso anacronistica, non solo nella sostanza, ma anche nella forma. Viviamo in un mondo ormai dominato dalla rete di comunicazioni 'on line'. Le notizie la cui diffusione viene impedita alla carta stampata, appariranno inevitabilmente sui siti 'web'. Che farà il governo? Oscurerà quei siti, come avviene in Iran e in Cina? E ancora: se un giornale straniero verrà in possesso di quelle notizie (intercettazioni comprese) e le pubblicherà, i giornali italiani avranno pieno diritto di citarlo e riferirne il contenuto. Che farà il governo? Arresterà e multerà giornalisti ed editori che riferiscono notizie pubblicate a Londra o a Parigi, ad Amburgo o a Zurigo, a Madrid o ad Amsterdam o a New York? Questa legge è dunque liberticida e al tempo stesso inutile perché non riuscirà ad imbavagliare la libera stampa, ma semplicemente a configurare l'Italia come un paese in mano ad una vera 'cricca' ossessionata da tentazioni autoritarie. Ma il dibattito di queste settimane ha distolto l'attenzione di noi italiani dall'altra grande legge che è stata approvata, quella della manovra fiscale di Tremonti. Per scongiurare che l'Italia e altri paesi europei facciano la fine della Grecia e cercare di 'salvare' l'euro, tutti i governi europei si sono mobilitati per cercare di correre e metter una toppa ai bilanci dei diversi stati nazionali. Per l'Italia è l'ora di 'tirare la cinghia', ma sembra che i sacrifici non siano uguali per tutti. Se per recuperare qualche migliaio di euro si tagliano i fondi per i teatri e si congelano gli stipendi degli insegnanti e dei dipendenti pubblici, si riducono i trasferimenti ai Comuni costringendoli a tagliare i servizi ai cittadini, dall'altra i parlamentari si riducono lo stipendio del 5% ma solo della loro indennità, non le altre voci che fanno dei nostri politici nazionali i più pagati in Europa, solo per fare un esempio. Si predica che occorre dire basta agli sprechi per cercare di recuperare più denaro possibile, ma poi ci si accorge come 'cambiare un modo di amministrare' che si è instaurato in questi decenni non sia facile. Non è che manchino i soldi, è che questi vengono impiegati per attività e opere a cui è difficile dire di no. E allora ecco che si cerca di tagliare quei capitoli e quelle spese che non toccano singole 'necessità' ma quelle che in fondo colpiscono tutti i cittadini (scuola, sanità e cultura solo per fare qualche esempio). Si è cercato di recuperare un consistente gruzzolo di soldi, andando ad individuare quelle strutture pubbliche di cui si può fare a meno, ma poi ci si è accorti che si andavano a toccare i consensi elettorali e quindi si è fatto marcia indietro. E' il caso del tanto 'proclamato' taglio delle Province che sembra ormai dimenticato. Infatti quando ci si è accorti che le primi ad essere tagliate sarebbero state alcune 'storiche' Province del nord (Brescia, Lecco e la nostra Vercelli) roccaforti della Lega e del PDL, si è fatto un passo indietro, affermando che forse non era ancora il momento di alienare queste istituzioni. Ma se 'il pesce puzza dalla testa' anche nelle realtà locali non è facile cambiare i modi di fare nella politica. In questi giorni è stato reso pubblico il ricorso al TAR promosso dal nostro Sindaco e da altri suoi colleghi per richiedere che venga loro pagato lo stipendio da Consigliere Provinciale oltre a quello da Sindaco, visto che una legge lo impedisce (ma in alcune regioni questo avviene). Occorre anche ricordare che Surra, oltre ad essere Sindaco e Consigliere Provinciale è anche Presidente del Consorzio dei Rifiuti e membro di una commissione di lavoro provinciale: una somma di cariche che fa nascere il dubbio su come vengano tutte 'onorate' con il massimo impegno e dedizione. E quando una legge impedisce che si prenda 'gettoni su gettoni' per queste cariche, si ricorre al tribunale. Da ieri siamo tutti meno liberi e meno informati e molti italiani sono sempre più poveri, mentre altri sempre più ricchi. E questo in una democrazia non è accettabile: non dai giornalisti soltanto, ma da tutti i cittadini. Ecco perché la prima pagina del Corriere di Carmagnola è bianca, per testimoniare ciò che sta accadendo e per essere solidali con il mondo dell'informazione. È per dire che l'Italia deve continuare ad essere una Democrazia e non un regime. È per dire che ci batteremo fino in fondo per questo. Pierpaolo Boschero